Marketing sensoriale: quando l’esperienza vale quasi come il prodotto e a volte anche di più
Negli ultimi anni, l’utilizzo massivo delle tecnologie digitali, in primis l’intelligenza artificiale, ha contribuito a consolidare il cosiddetto marketing sensoriale, ovvero quel modello di marketing improntato alla stimolazione dei cinque sensi che guida le decisioni di acquisto.
Un modo di fare leva sulle aspettative del consumatore stimolando vista, udito, tatto, gusto e olfatto durante l’esperienza di acquisto, con l’obiettivo di creare connessioni emotive e sensazioni positive.
Cinque sensi, infinite connessioni
Il marketing sensoriale non è una novità, si è cominciato a parlarne già dagli anni 2000, sulla scia di quella necessità di implementare strategie sempre più focalizzate a soddisfare un bisogno piuttosto che a presentare un prodotto /servizio nella sua semplice essenza.
Così sono nati dei punti vendita che vanno oltre il semplice scopo di acquisto, con ambienti accattivanti che coinvolgono a 360° il potenziale cliente.
Ti rinfreschiamo la memoria con alcuni esempi ben noti:
- NBA Store a New York: non è un semplice negozio in cui poter acquistare abbigliamento sportivo da basket ma un vero e proprio spazio di gioco e non solo. Si può fare pratica tirando due tiri a canestro e giocare alla Playstation, è possibile comprare i biglietti per le partite o farsi personalizzare capi d’abbigliamento.
Talvolta ospita eventi, attraendo così anche un pubblico non per forza interessato al mondo del basket ma più desideroso di vivere un’esperienza o semplicemente curioso. - Pokemon Store a Tokyo: un vero paradiso per gli amanti del genere, dove i fan fanno letteralmente ore di coda per farsi personalizzare la t-shirt con il Pokemòn preferito grazie a schermi interattivi.
Recentemente, uno dei settori che ha investito di più negli ultimi anni nel marketing sensoriale è sicuramente l’agrofood che ha dato vita al food sensory marketing, quella branca del marketing che associa la stimolazione dei cinque sensi al cibo per l’appunto, creando associazioni profonde che coinvolgono emotivamente, suscitando ricordi, aumentando il valore percepito, amplificando l’esperienza.
Alcuni esempi?
- La nuova strategia di comunicazione di Rhode: il marchio di Hailey Bieber ne ha fatto largo uso nell’ultima campagna di comunicazione, non solo attraverso immagini che abbinano cibo e skincare ma anche attraverso i nomi dei prodotti stessi. Ne sono un esempio il suo glazing milk, dalla texture e colore lattiginosa o lo strawberry glaze che si legge sul sito “profuma come una ciambella glassata alla fragola fresca”.
- L’iconico brand del fashion Jaquemus è da anni che sfrutta il connubio moda e cibo attraverso campagne comunicative originali per promuovere il brand, come quando nel 2023 alla vigilia della Paris Fashion Week fece recapitare agli ospiti una fetta di pane con impresso il nome del marchio come invito. Ma anche abbigliamento, come quello a tema banana stampato su t-shirt e gonne o gli orecchini che ne ricordano la forma. Ed è proprio questa strategia di comunicazione, audace ma allo stesso semplice e innovativa, frutto del suo successo.
- Quel nuovo filone della pasticceria moderna che va tanto di moda nell’ultimo periodo che ripropone dolci a forma di alimenti veri e propri, giocando sul “familiare” e sul sorprendere. È così che nasce un dessert a forma di chicco di caffè al gusto tiramisù o a perfetta rappresentazione di fragola che…indovina? Sa proprio di fragola!
Il nuovo volto del brand engagement
Negli ultimi anni poi, sono tanti i brand che utilizzano la realtà aumentata e l’AI per generare maggior coinvolgimento emotivo e ingaggiare il consumatore attraverso l’innovazione ed esperienze immersive.
Come l’app Ikea Place, facile e intuitiva, tramite cui creare un vero e proprio progetto 3D di una stanza con i prodotti del catalogo. L’obiettivo è proprio creare una esperienza di acquisto più profonda e allo stesso tempo agevolare la decisione di acquisto.
Altro esempio sono i visori, utilizzati nei videogame, e capaci di catapultarti in realtà virtuali di qualsiasi genere oppure gli smart glasses, nuovo emblema della “tecnologia indossabile” che permettono di integrare la percezione della realtà con la sfera digital fornendo informazioni digitali nel proprio campo visivo: alcuni danno informazioni audio, altri sono addirittura in grado di registrare video o creare grafiche sovrapponendole al proprio campo visivo.
In sintesi, il marketing sensoriale oggi non è solo una leva emozionale, ma un vero e proprio strumento competitivo.
I brand che sapranno integrare tecnologia, storytelling e stimolazione sensoriale costruiranno esperienze che non si dimenticano.
Nel gioco dell’attenzione, vince chi riesce a far vibrare tutti e cinque i sensi.
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